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Un nuovo Illuminismo per costruire la pace

ORKHAN NABIYEV
Articolo pubblicato nella sezione “Capire i conflitti, praticare la pace. L’esperienza di ‘Rondine’: il Nagorno Karabakh”

Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, l’Azerbaijian, che si trova ad un incrocio di civiltà, non ha ancora ottenuto una reale indipendenza.
Durante i primi anni di indipendenza ha avuto un’economia debole e una certa instabilità politica a causa della guerra con l’Armenia, durante la quale l’Azerbaijian ha perso parte delle proprie terre e di conseguenza parte del popolo Azero si è trasformato in un popolo di rifugiati e sfollati.
La guerra è la cosa peggiore che possa succedere all’umanità. Nonostante il fatto che il conflitto armato sia finito da 20 anni, noi ne viviamo le conseguenze. Ogni giorno intorno al nostro conflitto si creano nuovi attori che, direttamente o indirettamente, vengono coinvolti e lo influenzano.
Questa realtà non solo non ci aiuta, ma impedisce anche la risoluzione del nostro conflitto. E c’è da dire un’altra verità: lo status quo in questo conflitto non è accettabile, i negoziati non hanno portato a nulla e questa guerra potrebbe essere distruttiva per tutte le regioni che si trovano più vicine in Europa.
Nel XXI secolo, quando i confini hanno smesso di avere un valore assoluto, quando il senso politico e quello sociale e il globalismo culturale hanno visto una fioritura, due paesi vicini hanno perso troppo nel proprio processo di sviluppo e nei tentativi di collaborazione. L’Armenia è fuori dai progetti economici regionali e l’Azerbaijian ancora non controlla parte delle proprie terre, motivo per cui i rifugiati e gli sfollati non possono ritornare nelle loro case. Quindi è stato creato uno squilibrio sociale.
Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, l’Europa, intesa come sistema dei valori universali che, dopo la risoluzione dei conflitti e delle guerre al proprio interno, si è inserita in un contesto legato ai diritti internazionali, alla giustizia e alla non-violenza, ha creato anche unificazione politica, economica, sociale e culturale. Il metodo principale per far ciò è stato il dialogo. Dopo questa unité è necessario garantire il mantenimento della pace e della prosperità.
La società europea non dovrebbe lasciare il nostro conflitto nel dimenticatoio o considerarlo un conflitto congelato. Al contrario, dovrebbe mettere il conflitto in cui è coinvolto l’Azerbaijan sullo stesso livello di altri conflitti come, ad esempio, quelli nel Medioriente o in Ucraina. Gli ultimi successi in prima linea fra due forze armate mostrano esattamente questo.
L’Azerbaijian ha scelto l’integrazione vettoriale. Noi siamo un paese laico, dove esistono valori universali, ma anche noi siamo uno stato giovane, che ha ottenuto la sua indipendenza 23 anni fa. Questo patrimonio, come il conflitto che abbiamo tra Armenia e Azerbaijian, figlio della frantumazione dell’Unione Sovietica, dovrebbe essere sepolto con i vecchi pensieri. Oggi i nostri paesi fanno i primi passi nel mondo globale; quel mondo globale più sviluppato, dove non ci sono nozioni come la guerra oppure il conflitto. Il mondo dove le cose principali come l’educazione, la scienza e la cultura sono il fondamento per lo sviluppo. Il mondo globale è aperto e sta crescendo nel campo della giustizia e dei diritti umani. Infatti solo in un mondo dove c’è comprensione, tolleranza e giustizia si può stabilire la pace. E questo è l’unico modo per arrivare ad una pace reale anche nel Nagorno-Karabakh.


L’Associazione Rondine Cittadella della Pace è una delle prime organizzazioni nell’area europea che ha capito come, dopo la risoluzione di un conflitto, sia necessario uno sforzo considerevole per mantenere la pace (attraverso il peacemaking e il peacekeeping). Per il processo di peacekeeping ci vuole il tempo. È per questo che gli studenti di Rondine, futuri dirigenti dei loro paesi, hanno cominciato a dialogare sin da oggi nel corso dei loro progetti insieme. La grande opportunità che abbiamo oggi è iniziata 17 anni fa ed è proiettata verso il futuro. L’espansione di tali opportunità può salvare la pace dopo la risoluzione dei conflitti, creando quindi un mondo basato sui diritti internazionali, sulla giustizia e la non-violenza.
L’attività che Rondine Cittadella della Pace porta avanti con i giovani provenienti dai paesi dove ci sono conflitti è inestimabile. Vivere insieme nello Studentato Internazionale e lavorare insieme ai progetti dell’Associazione ci dà la possibilità di crescere e maturare in maniera nuova e più profonda. Non solo per capire che siamo vittime di guerra, ma anche per diventare consapevoli di quello che noi possiamo fare per crescere come dirigenti di domani. Sì, i dirigenti di domani! Domani noi avremo la responsabilità di influire nell’opinione pubblica, di lavorare per la prosperità dei nostri popoli e mantenere la pace. Perché ciascuno di noi ama la propria patria e vuole vivere in un paese dove esista una pace costruita sulla giustizia. Ogni cosa che viviamo a Rondine è un’esperienza preziosa. Un nuovo Illuminismo per costruire un futuro di pace.


Orkhan Nabiyev

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