cosmopolis rivista di filosofia e politica
Cosmopolis menu cosmopolis rivista di filosofia e teoria politica

La società iraniana e le nuove forme di comunicazione

ELAHE ZOMORODI
Articolo pubblicato nella sezione La politica e le nuove tecnologie della comunicazione.

La popolazione iraniana è cresciuta notevolmente durante la seconda metà del XX secolo e nel 2006 ha raggiunto i settanta milioni di abitanti, anche se, recentemente, la natalità ha subito un calo rilevante e alcuni studi indicano che la crescita annua della popolazione continuerà a rallentare fino a stabilizzarsi, nel 2050, intorno ai novanta milioni di abitanti. Più dei due terzi della popolazione, nata dopo la rivoluzione, ha meno di trent'anni e il tasso di alfabetizzazione è il più alto della regione[2].
Nella società iraniana contemporanea si confrontano tre generazioni: la prima può essere definita la generazione della rivoluzione, è composta dalle persone che, nella loro gioventù, hanno partecipato, attivamente o passivamente, alla Rivoluzione islamica e molte delle quali occupano posizioni di potere o dirigenziali. La seconda generazione è costituita da coloro che, al tempo della guerra contro l'Iraq, avevano circa vent'anni o erano addirittura adolescenti, hanno combattuto credendo negli ideali della rivoluzione e oggi sono in gran parte delusi e politicamente passivi. La terza generazione è la più numerosa, appartiene al periodo del dopoguerra ed è formata da persone che non sanno nulla dello Shah e della rivoluzione e si preoccupano prevalentemente delle questioni legate al lavoro, al benessere e agli stili di vita. Questa nuova generazione ha trasformato il panorama sociale dell'Iran, facendo nascere nuove idee ed esigenze. Negli ultimi anni, l'incremento del livello d'istruzione ha fatto crescere nei giovani una nuova coscienza critica, che li porta a rivendicare il diritto alla libertà e all'autodeterminazione; essi utilizzano le nuove forme di comunicazione come strumenti efficaci per esprimersi liberamente, accedere all'informazione e confrontarsi con i modelli occidentali, costruendo, attraverso la rete, la via della seta virtuale in grado di far uscire il paese dall'isolamento e di attrarre l'interesse del mondo sulla società iraniana[3].
Un esempio delle contraddizioni presenti in questa società è rappresentato dalla condizione delle donne che, nonostante possano accedere liberamente all'istruzione e al mondo del lavoro e siano impegnate nelle attività di molte associazioni, sono sottoposte a continue critiche e censure che generano insoddisfazione, timori e senso di frustrazione. La condizione vissuta dal mondo studentesco è abbastanza simile, infatti, a differenza del passato, la nuova generazione mostra, in gran parte, di non temere i divieti e la repressione ed è pronta a manifestare il suo dissenso contro le decisioni del governo. I giovani iraniani trascorrono mediamente molto tempo in rete e sono tra i maggiori produttori di blog mondiali. Dalla fine degli anni Novanta è in atto un'autentica rivoluzione dei giovani bloggers che testimonia la capacità della società iraniana di avvalersi delle nuove tecnologie, come avviene in Occidente, senza rinunciare alla propria identità.
Nel 2005, l'Università di Tehran ha condotto una ricerca empirica nella città di Sanandaj, riguardante gli effetti di Internet sugli aspetti sociali, religiosi, etnici e familiari dell'identità, attraverso l'uso di un questionario e di interviste su un campione di 390 ragazze di età compresa fra quindici e ventinove anni, appartenenti a diversi strati sociali e divise in due gruppi, dei quali solo uno aveva accesso a Internet[4]. Le caratteristiche sociali ed economiche delle persone scelte erano le seguenti: il 66% del totale dei due gruppi era costituito da donne sposate; solo il 9% delle partecipanti con accesso a Internet aveva un grado di istruzione inferiore al diploma di scuola superiore e anche il livello di istruzione dei loro genitori era mediamente più alto in confronto a quelli dell'altro gruppo; i genitori del primo gruppo avevano un livello occupazionale ed economico superiore a quelli del secondo gruppo e le loro famiglie erano meno numerose[5]. Si è cercato di operare la selezione in modo da garantire, all'interno di ognuno dei due gruppi, la massima omogeneità possibile dal punto di vista occupazionale e dell'età. Il 40% dei soggetti che avevano la possibilità di accedere a Internet o di utilizzare il computer disponeva di una camera privata, a differenza dell'altro gruppo, in cui questa condizione si verificava solo nel 30% dei casi. Secondo i dati forniti dalla ricerca, il 37% dei soggetti usava il computer dalle due alle quattro ore al giorno e il 26% meno di due ore, mentre il 10% delle ragazze lo usava dalle sei alle otto ore e il 4% per più di otto ore. I dati relativi al tempo trascorso su Internet mostravano che il 41% delle intervistate rimaneva collegato alla rete dalle due alle quattro ore al giorno, mentre il 35% non raggiungeva le due ore e il 7% superava le sei ore.
Secondo i ricercatori, i risultati dimostrano una rilevante influenza della rete, nel senso di un indebolimento degli aspetti identitari legati alla religione, all'etnia e alla famiglia. Per quanto riguarda l'aspetto religioso dell'identità, i messaggi diffusi attraverso la rete esaltano la cultura consumistica e individualistica dell'occidente, provocando un indebolimento del senso di appartenenza religiosa e morale nei giovani. Il gruppo che aveva accesso a Internet ha fatto registrare una riduzione dell'identità etnica, un fenomeno che rientra nel processo di omogeneizzazione culturale guidato dai paesi occidentali produttori e distributori dei programmi divulgati con le moderne tecnologie, che influenzano l'identità culturale ed etnica dei paesi consumatori. Per questo, negli ultimi anni, si è acceso il dibattito sulla necessità di concedere maggiore spazio ai temi dell'identità etnica su Internet e nei programmi satellitari. Di fronte alla domanda se esista una relazione significativa fra uso della rete e identità familiare, si deve rilevare che spesso questi giovani passano poco tempo con i loro familiari e i contenuti dei siti sono in contrasto con i valori dei genitori che appartengono alla vecchia generazione e sono legati alla tradizione. La diminuzione dell'effetto dei canali tradizionali nello sviluppo del processo d'identità culturale è causa di un cambiamento qualitativo nella sua formazione, che sfugge al controllo degli organi ufficiali tradizionali, come la famiglia, le istituzioni religiose e la scuola e di quelli non tradizionali, come le istituzioni della sorveglianza sociale e della programmazione culturale[6]. Nonostante i tentativi fatti dalle istituzioni ufficiali e non ufficiali per guidare la formazione dell'identità culturale, dai risultati della ricerca emerge che l'uso di Internet ha significativamente influenzato l'identità culturale delle ragazze partecipanti.

Le nuove forme di comunicazione hanno indotto grandi mutamenti nel rapporto dell'individuo con la comunità e le istituzioni. Internet, la telefonia mobile e le televisioni satellitari hanno consentito una più rapida diffusione delle informazioni e delle idee, sottraendole sempre di più al controllo e determinando profondi cambiamenti nella politica, nell'economia, nella cultura e nella società. Le nuove tecnologie comunicative hanno creato uno spazio libero e senza frontiere per le relazioni interpersonali e fra i gruppi. La rete, quindi, si definisce come un mezzo "alternativo" e non "omogeneo" alle finalità politico-culturali di chiunque; alternativi sono i gruppi che grazie ad Internet possono ampliare i propri orizzonti politici, ad esempio organizzando campagne di protesta e di sensibilizzazione per il rispetto dei diritti dell'uomo e alternative sono le culture che sopravvivono anche grazie alla rete, come nel caso dei curdi, dei palestinesi, dei lapponi, ecc[7].
In questo scenario i movimenti del dissenso politico contro i regimi autoritari di tutto il mondo hanno trovato nelle moderne tecnologie dell'informazione e della comunicazione una potente arma nella loro lotta per la democrazia. Internet fornisce possibilità di interazione talmente vaste da superare qualsiasi forma di sorveglianza e di censura.
Per quanto riguarda l'Iran, la rapida espansione della rete nel corso del conflitto fra riformisti e conservatori testimonia la sua sempre maggiore importanza nella politica e il suo forte impatto nella vita quotidiana della popolazione, che potrebbe favorire il percorso verso l'avvento di un governo democratico[8]. Internet fu sperimentata inizialmente nell'ambito delle università, le quali, ancora oggi, forniscono gran parte delle connessioni domestiche sotto forma di rete nazionale accademica(Iranet/IPM)[9]. Da quando, nel gennaio 1993, fu inviato dall'Iran il primo messaggio di posta elettronica, il numero degli utenti Internet ha registrato uno dei più alti tassi di crescita al mondo, tanto da collocare attualmente l'Iran al secondo posto per numero di accessi fra i paesi del Medio Oriente, dopo Israele[10].
Nel corso degli anni novanta, si registrarono un incremento delle pubblicazioni e l'avvento della televisione satellitare, che alimentarono la vendita al mercato nero di antenne paraboliche e di programmi satellitari registrati su DVD e videocassette. Nel 1998 fu pubblicato il primo giornale riformista "Jameeh" ("Società"), che si interessava principalmente della società civile, seguito da molti altri giornali, che per quasi due anni furono specchio della pubblica opinione e accusatori della corruzione governativa. Questo tentativo di dar vita ad una stampa libera nel paese fu ben presto soffocato dal governo che, dalla televisione di stato e dalle colonne del giornale "Keyhan"("L'Universo"), vicino alla Guida Spirituale, accusò la stampa riformista di eresia e antirivoluzionarismo, ordinando la chiusura di Jameeh e di molti altri quotidiani e riviste[11].
Uno degli scopi della Rivoluzione islamica era quello di tradurre in pratica la presunta affinità tra la tecnologia, la scienza e la religione, esaltando l'importanza della fede nella ricerca della conoscenza. Per questa ragione il governo aveva inizialmente incoraggiato l'uso e la diffusione della rete che ben si conciliava con questo principio e con i fini propagandistici, oltre a costituire uno strumento di progresso scientifico, avanzamento tecnologico e sviluppo economico nel difficile momento successivo alla guerra contro l'Iraq.
All'inizio degli anni novanta, i contrasti esistenti fra organismi burocratici statali e settori privati emergenti riguardavano non tanto le misure di controllo sui contenuti, quanto i modi per migliorare la qualità e la disponibilità di accesso alla rete. Le agenzie d'informazione di stato si sono trovate sempre più in difficoltà nella concorrenza con il settore privato sul mercato nazionale delle telecomunicazioni, a causa della carenza di competenze tecniche di base, di capacità industriali e di investimenti. Il grande sviluppo dei settori privati ha dato notevole spinta alla classe media, ha contribuito a ridurre l'elevato tasso di disoccupazione, ha incrementato le attività economiche, ha stimolato la concorrenza nel commercio, favorendo anche l'attivismo politico in rete[12].
Il maggiore problema per il governo è rappresentato dall'enorme interesse manifestato dal grande pubblico iraniano, nell'ambito del quale la domanda di accesso a Internet valica i confini religiosi, di età e di classe, superando largamente le previsioni iniziali di IPM (il principale fornitore iraniano di servizi accademici) e allargandosi da un esiguo numero di specialisti universitari a tutte le categorie sociali, in appena un decennio e specie nella capitale. Il livello tecnologico dell'accesso a Internet ha perfino superato quello di alcuni paesi europei e le vendite dei computer e di programmi formativi sono in costante ascesa. Questo vertiginoso incremento della domanda di tecnologia informatica da parte dei privati dimostra i profondi cambiamenti in atto nella società iraniana, sempre più convinta del fatto che la tecnologia e la rete possano fornire la chiave per superare i problemi politici ed economici del paese[13].
La Repubblica islamica ha favorito lo sviluppo di Internet che, inizialmente, è stato lasciato libero da controlli e privo di regolamentazioni, a differenza di quanto è avvenuto negli altri paesi del Medio Oriente (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, ecc.). La chiusura di molti Internet cafè, avvenuta nel 2001, non era stata decisa per limitare l'accesso alla rete, ma per contenere il numero delle telefonate internazionali a basso costo che minacciava i ricavi della compagnia statale delle telecomunicazioni (TCIS). L'intenzione del governo iraniano era quella di utilizzare la rete allo scopo di divulgare nel mondo l'ideologia della Rivoluzione islamica; per questo, nel 1997, furono creati siti religiosi curati da diversi ayatollah e finanziati dallo stato, presso le università teologiche di Qom e Mashhad. In questo panorama emerge il centro digitale di Qom, fondato nel 1998 dall'ayatollah Sistani[14] e denominato "Ahlulbait[15] Global Information Center"[16], per la diffusione nel mondo della cultura sciita attraverso la rete[17]. La creazione di questo centro consente al grande pubblico di porre quesiti, di accedere a banche dati e disporre di strumenti informatici e servizi Internet. Nella tradizione sciita ogni credente segue una guida spirituale; questo alto esponente del clero, denominato "Marja-e taqlid", che significa "fonte di imitazione", orienta le scelte nella vita dei credenti che si rivolgono a lui, oppure ai mullah locali suoi seguaci, per ottenere risposte su tutti i temi, sia religiosi che riguardanti la sfera personale, la vita familiare o i rapporti sociali. Il trasferimento in rete di queste relazioni dirette ha cambiato alcune dinamiche tradizionali nella diffusione della dottrina e costituisce uno degli aspetti più interessanti dell'Internet islamico. Mentre, in un primo momento, la maggior parte dei religiosi riteneva che la rete fosse un mezzo di decadimento morale, Sistani, nel 1996, vide nelle nuove forme di comunicazione una grande opportunità per diffondere la causa sciita e acquistare maggior potere e prestigio personale. Nel 2003 il centro di Qom costituì nella città, per iniziativa di Sistani, diverse istituzioni civiche, come residenze per seminaristi, biblioteche, un ospedale oculistico e un osservatorio astronomico, realizzando anche in altre città opere analoghe[18]. Attualmente, l'asse Qom-Najaf costituisce, grazie a Sistani, il centro più importante del cyberspazio sciita, considerato come investimento di lungo termine per la diffusione dell'insegnamento religioso attraverso le moderne tecnologie della comunicazione.
Nella pratica religiosa sciita, la parte rituale assume maggiore importanza rispetto alle altre religioni. Internet rappresenta un luogo virtuale in cui non solo è impartito l'insegnamento e diffusa l'informazione, ma sono rappresentati i momenti rituali più significativi, come le cerimonie religiose pubbliche, le commemorazioni storiche – ad esempio la Ashura[19] –, i pellegrinaggi. Lo Sciismo è caratterizzato da una vasta partecipazione popolare a questi avvenimenti, che rivestono grande valore sostanziale oltre che simbolico e sono molto più numerosi che nell'Islam sunnita. La realtà del corpo e la collettività sono due elementi centrali nella ritualità sciita, in aperto contrasto con il carattere virtuale e individuale di Internet, anche se, attraverso l'uso di effetti speciali, si tenta di creare un parziale senso di realtà, capace di suscitare un certo sentimento di comune appartenenza. La tradizione sciita, tuttavia, è abbastanza aperta all'innovazione e riconosce che l'intenzione della persona, la sua onestà e la sua buona fede (concetto di «nyyat») costituiscono le basi della validità del rito[20]. Esistono siti, in persiano e in inglese, che riguardano la comunità musulmana e sono dedicati ai matrimoni islamici; a questi si rivolgono numerosi utenti di entrambi i sessi e di diversi paesi, accomunati dall'appartenenza alla religione islamica, sia sunnita che sciita. Le persone alla ricerca di un legame affettivo si fidano di questi siti perché sanno che tutto ciò che vi è contenuto, inclusa la consulenza, è nel rispetto dei valori tradizionali della religione islamica[21]. Uno dei temi più caldi che occupano queste reti riguarda il comportamento sessuale, sia lecito (halal) che illecito (haram), all'interno del matrimonio.
Con la rapida esplosione dei blog (weblogs)[22] fra i giovani, si è creato un mondo virtuale in cui tutti, senza distinzione di sesso e religione, possono esprimere ciò che è proibito nella vita quotidiana; tale esplosione è avvenuta attraverso vari mezzi come il passaparola, le e-mail, le chat, le scritte sulle banconote o i graffiti sui muri, tanto che l'Iran è stato collocato al nono posto al mondo per numero di blog[23].
Questi fenomeni nascono e si sviluppano in una società complessa, sia per il fatto che l'identità culturale iraniana è caratterizzata da tre elementi (persiano antico, islamico e occidentale), sia in quanto l'Iran, per la sua posizione geopolitica e per le risorse economiche ed energetiche, è stato sempre influenzato da potenze straniere che hanno favorito l'avvento di governi autoritari per i loro interessi. Nella vita della società iraniana si è sempre assistito alla dicotomia tra sfera pubblica e privata; i vari governi che si sono avvicendati hanno esaltato in modo estremo ora la parte occidentale ora quella islamica dell'identità culturale, sfruttandola a proprio vantaggio e creando profonde fratture nella società. I governi dominati dall'autorità religiosa tendono a enfatizzare l'aspetto islamico dell'identità, negando e osteggiando gli elementi occidentali. Un esempio in tal senso è costituito dalla maggiore rilevanza attribuita al calendario lunare, legato alla tradizione religiosa, rispetto a quello solare. La società civile deve dimostrarsi, nella vita pubblica, adeguata alle attese del governo attraverso la partecipazione alle preghiere, alle feste e agli appuntamenti storici e religiosi importanti, come l'Ashura, il Moharram[24], l'Eid-e Fetr (fine del mese di Ramadan), la maggior parte dei quali è dedicata ai martiri sciiti. Nel 1978-79, le donne hanno voluto manifestare il loro dissenso contro il regime dello Shah indossando l'abito nero o il chador e diventando simboli della Rivoluzione islamica, ma se a quel tempo il velo era esibito come gesto di protesta, successivamente il suo uso è stato mantenuto come obbligo di legge. Nella vita privata, parallela a quella pubblica, i cittadini si comportano, nella maggior parte dei casi, in modo diverso, manifestando tutto ciò che non possono esprimere pubblicamente e che riguarda l'aspetto occidentale dell'identità culturale iraniana; questo modo di vivere, definito «zir-zamini» («underground»), è diventato di uso comune per le feste, la musica, il ballo, la moda, il cinema, l'arte e ogni tipo di comunicazione, dalla più elementare, come il passaparola o le scritte sulle banconote, alla più avanzata, legata alle nuove tecnologie, come Internet, weblogs, Facebook, chat e Twitter.
I mass-media occidentali hanno sempre diffuso un'immagine distorta dell'Iran, presentando lo stereotipo di un paese arretrato che si oppone all'occidente, negandone i valori e appoggiando il terrorismo[25]. La maggior parte degli articoli e dei servizi sono basati sugli avvenimenti politici e militari e sulle azioni e le dichiarazioni dei governanti, trascurando la realtà sociale e non rilevando, ad esempio, che il paese possiede un gran numero di associazioni umanitarie non governative, un tasso di alfabetizzazione dell'84%[26], paragonabile a quello della Gran Bretagna, con il 52% delle matricole universitarie rappresentato dalle donne[27], ma è anche afflitto da gravi problemi sociali. Le donne continuano a sposarsi in età molto giovane, specie nelle zone rurali, allo scopo di allontanarsi dalla famiglia, ma il numero dei divorzi è quasi raddoppiato nell'ultimo decennio. La droga costituisce il problema principale fin dal tempo dello Shah e il numero dei detenuti per i reati collegati è in aumento. La disoccupazione, specie quella giovanile, ha raggiunto livelli elevati negli ultimi anni. Da questi elementi emerge la complessità della società iraniana, sconosciuta al grande pubblico occidentale[28].
L'uso dei mezzi di comunicazione è stato il principale strumento per il successo della rivoluzione islamica, nella quale i discorsi di Khomeini furono diffusi attraverso trasmissioni radio e audiocassette distribuite dagli attivisti politici. In un paese da sempre governato da regimi autoritari, in assenza di partiti politici, i mass media hanno avuto un ruolo fondamentale nel consentire agli attori politici di esprimersi e influenzare il pubblico. Nella rivoluzione costituzionale del 1905-1911, la stampa e il telegrafo avevano esercitato questa funzione divulgativa. Se, a suo tempo, la Rivoluzione islamica ha ricevuto un forte impulso dai mass media, oggi l'utilizzo di Internet ha ampliato gli orizzonti e costituisce un veicolo ideale per favorire il cambiamento.
Negli ultimi dieci anni le autorità conservatrici hanno attuato una politica repressiva contro la diffusione delle nuove tecnologie, in particolare la TV satellitare, mentre solo dalla fine del secondo mandato di Khatami (2003) hanno applicato una vera strategia per cercare di bloccare o filtrare siti Internet. A tale scopo la legge obbliga il provider a chiedere all'utente di firmare un contratto che proibisca l'accesso a materiale ritenuto immorale sulla rete[29].
La Rivoluzione islamica ha generato due sfere di potere politico: una eletta dal popolo e costituita dal Parlamento (Majlis) e dal Presidente della Repubblica, l'altra nominata dal Consiglio dei Saggi (Majlis Khebregan) e rappresentata dal Velayat-e Faghih, che è riconosciuto come la più alta fonte di autorità e pretende di sostituire l'Imam Mahdi, il dodicesimo imam della religione sciita, fino alla sua rivelazione[30]. L'istituzione di un sistema così complesso è inevitabilmente fonte di conflitti che si sono intensificati dopo la vittoria dei riformisti in parlamento nel 2000, a causa degli ostacoli posti dall'autorità religiosa suprema sulla strada delle riforme.
Il conflitto all'interno delle istituzioni politiche iniziò già durante gli ultimi anni di vita di Khomeini e divenne sempre più marcato, finché, nel 1997, i conservatori decisero di inasprire la censura e adottare misure più severe contro i giornali e gli altri mass media riformisti. In questa situazione, Internet ha offerto ai movimenti riformisti la possibilità alternativa, mai avuta in passato, di esprimere il loro dissenso ed espandere la loro critica. Tutto ciò è stato reso possibile dal fatto che la rete, nella sua fase di maggiore sviluppo, non è stata soggetta a controllo[31].
Nella campagna elettorale del 1997, per la prima volta, la rete fu usata ufficialmente come mezzo di comunicazione politica per trasmettere il dibattito tra il candidato riformista Mohammad Khatami[32] e il conservatore Nategh-e Nuri[33]. Nel 1999, Internet ha assunto un ruolo fondamentale nella lotta politica dei movimenti studenteschi in favore della democrazia; le assemblee e i dibattiti, che non potevano svolgersi nei luoghi pubblici a causa dei divieti imposti dallo stato, furono trasferiti su weblog e la rete fu utilizzata anche per organizzare manifestazioni. Nel 2001, il Consiglio per la Rivoluzione Culturale, controllato dai conservatori, stabilì che tutti i fornitori privati di servizi Internet e TV satellitare dovessero passare sotto il controllo dello stato e adottare sistemi di filtraggio approvati dal governo[34]. Nell'anno successivo fu istituita una lista ufficiale dei siti illegali e furono oscurate numerose TV satellitari e stazioni radio in lingua persiana con sede negli Stati Uniti. Queste stazioni appoggiavano le proteste studentesche e promuovevano il dibattito politico, attraendo i giovani anche con offerte di programmi di musica, cultura e intrattenimento.
Lo stato detiene il controllo delle trasmissioni radio-televisive terrestri, ma l'uso illegale dei ricevitori satellitari televisivi nelle aree urbane continua ad essere praticato[35]. Le più importanti organizzazioni statali dell'informazione sono: "Islamic Republic of Iran Broadcasting" (IRIB), "The Iranian Students News" (ISNA), e "The Fars News Agency". Esistono anche alcuni quotidiani in lingua inglese, come "The Tehran Times" e "Iran Daily". Cercando di sfruttare il mercato dell'informazione internazionale sulla televisione satellitare ventiquattr'ore su ventiquattro e per offrire una prospettiva iraniana sugli eventi mondiali, il governo ha lanciato la rassegna stampa televisiva in lingua inglese nel luglio 2007 e ha investito molte risorse, ottenendo da alcune società di telecomunicazioni europee (Siemens-Nokia)[36] la tecnologia necessaria per disporre di un sistema estremamente sofisticato di controllo delle comunicazioni online e della telefonia mobile, che non si limita al semplice filtraggio ma rende possibile l'accesso ai contenuti e fornisce informazioni sugli utenti. Questo tipo di controllo è esercitato per tutto il paese in un unico centro, attraverso l'individuazione di parole chiave[37]. Tale sistema di controllo rappresenta un salto di qualità che supera le misure adottate dagli altri paesi, compresa la Cina, che dispone di uno dei sistemi più moderni, anche se, a causa dei suoi trecento milioni di utenti Internet, è costretta a utilizzare un sistema di controllo più frammentato e decentrato, i cui risultati dipendono dalla collaborazione di tutti i fornitori dei servizi. La tecnologia dei sistemi di filtraggio e di controllo dei contenuti non è adottata solo dai governi autoritari ma non di rado anche da paesi democratici e da altri organismi, tuttavia le aziende che hanno fornito tali sistemi ai paesi come l'Iran sono state criticate da più parti perché le loro apparecchiature vengono usate per fini repressivi contro i dissidenti. Internet si sta dimostrando un mezzo molto efficace nella battaglia per la libertà di espressione; a differenza delle altre forme di comunicazione, come la stampa e la televisione, è più difficile esercitare un efficace controllo sulla rete da parte del governo, sia perché alcune aziende o compagnie private che forniscono i servizi informatici hanno la sede all'estero, sia perché, nonostante i controlli vengano intensificati sempre di più, si moltiplicano anche i modi con cui i giovani riescono a eludere le censure. Le grandi possibilità offerte dai nuovi mezzi di comunicazione hanno stimolato i giovani iraniani ad orientarsi maggiormente verso lo studio dell'informatica per impadronirsi sempre di più delle nuove tecnologie.

E-mail:



[hr]
[*] Alcuni dei siti a cui rimandano i link presenti nell'articolo potrebbero non essere più consultabili, in quanto oscurati dal Governo iraniano.
[2] "The Economist Intelligence Unit" 2008.
[3] Cfr. P. L. PETRILLO, Iran, il Mulino, Bologna 2008.
[4] M. RAFATJAH , A. SHAKOORI, Internet and social identity, in "Global Media Journal: Persian Edition", 5 (Bahar 1387, Primavera 2008).
[5] Cfr. M. MOHSENI, Jamee shenasi-e jamee etelati, Nashre Didar, Tehran 1380 (2001).
[6] Sulla base dei dati statistici dell'anno 2003, relativi alla regione del Kurdistan, la popolazione femminile di età compresa fra i quindici e i ventinove anni, residente nella città di Sanandaj, era composta di 22.482 individui. H. ABDOLLAHIAN, S. ZAHRA OJAGH, Localizing theory of communicative action for an analysis of the development and modernity process in Iran, in "Global Media Journal", 1 ( Bahar 1382, Primavera 2003).
[7] Cfr. G. MANCINI, La talpa globale, in "Limes", V (1997), 4.
[8] Cfr. R. GRITTI - G. ANZERA, I partigiani di Ali, religione, identità e politica nel mondo sciita, Guerini e associati, Milano 2007.
[9] Cfr. B. RAHIMI, Cyberdissident: The Internet in revolutionary Iran, in "MERIA. Middle East Review of International Affairs", VII (2003), 3.
[10] Ibidem.
[11] Cfr. R. GRITTI - G. ANZERA, I partigiani di Ali, cit.
[12] Cfr. B. RAHIMI, Cyberdissident: The Internet in revolutionary Iran, cit.
[13] Cfr. R. GRITTI - G. ANZERA, I partigiani di Ali, cit.
[14] L'ayatollah Sayyed Ali Husaini Sistani è uno dei più influenti religiosi del mondo sciita e guida il centro teologico della città di Najaf: cfr. R. GRITTI - G. ANZERA, I partigiani di Ali, cit.
[15] Il termine «Ahlulbait» indica i parenti e i discendenti diretti del Profeta, considerati le persone più importanti e sacre. A questo legame di parentela la tradizione sciita collega l'ereditarietà della carica di capo religioso e politico della comunità musulmana – una delle differenze rispetto alla tradizione sunnita: «nel lessico, sia in quello classico che in quello familiare, col termine "ahlulbait di un uomo" si indicano le persone che vivono nella sua casa, quali la moglie, i figli e i servitori. Talvolta il significato di questa parola viene esteso in modo da indicare i parenti stretti, quali il padre, la madre, le sorelle, i fratelli, i nipoti, le nipoti, gli zii, le zie, i cugini e le cugine. L'espressione "Ahlulbait" che troviamo nel Corano e nelle tradizioni del Profeta e degli Imam assume un significato diverso dai due sopracitati. Secondo tradizioni tramandate (sia dalle fonti sunnite che da quelle sciite) in modo tale da non lasciare la minima ombra di dubbio sulla loro autenticità, il termine "Ahlulbait" indica l'insieme delle seguenti quattordici persone: il Profeta Muhammad, Alì, Fatimah, Hasan, Husain e i nove infallibili Imam discendenti da quest'ultimo» (http://www.al-shia.org/html/ita/profeta/biografia/17.htm).
[16] http://www.balagh.net.IslamicPropagationOfficeoftheIslamicSeminaryofQom.com.
[17] Cfr. R. GRITTI - G. ANZERA, I partigiani di Alì, cit.
[18] B. RAHIMI, Ayatollah Sistani and the Democratization of Post-Ba'athist Iraq, United States Institute of Peace Special report 187, June 2007. Tra i servizi sociali attivati sono compresi anche centri per immigrati e rifugiati iracheni o afghani; si veda anche www.sistani.org.
[19] L'Ashura è la celebrazione rituale del martirio dell'Imam Hossein, che coincide con il decimo giorno del mese di Muharram: cfr. R. GUOLO, Generazione del fronte, Guerini e associati, Milano 2008.
[20] Cfr. R. GRITTI - G. ANZERA, I partigiani di Ali, cit.
[21] Esistono siti matrimoniali come www.shiamatch.com e, all'interno di una rete di siti matrimoniali, come www.cupimedia.com, il sito www.muslima.com
[22] Con il termine «blog» si fa riferimento a un diario online. Sempre più spesso i siti web stanno trasformando la loro struttura in quella del blog. Cfr. R. GRITTI - G. ANZERA, I partigiani di Ali, cit.
[23] Cfr. R. GRITTI - G. ANZERA, I partigiani di Ali, cit.
[24] La parola «Moharram» è derivata da «Haram», che significa «proibito». È il primo mese del calendario islamico, in cui è vietato combattere.
[25] Cfr. R. GRITTI - G. ANZERA, I partigiani di Ali, cit.
[26] The Economist Intelligence Unit, cit., p. 1. Corrisponde a: http://www.sci@sci.ir
[27] Cfr. R. GRITTI - G. ANZERA, I partigiani di Ali, cit. [28] Cfr. P. L. PETRILLO, Iran, cit.
[29] Cfr. B. RAHIMI, Cyberdissident: The Internet in revolutionary Iran, cit.
[30] Secondo la tradizione dello sciismo duodecimano, l'Imam Mahdi, figlio dell'undicesimo imam Hasan Askari, non sarebbe morto, ma rimarrebbe nascosto fino alla sua nuova rivelazione come messia (Mahdi), portatore di verità e giustizia. Questa concezione messianica è alla base dell'atteggiamento passivo dei duodecimani verso il potere politico. Alcuni intellettuali iraniani del ventessimo secolo, criticando questa dottrina dell'attesa e incitando gli sciiti alla lotta attiva, contribuirono a porre le basi ideologiche della rivoluzione komeinista.
[31] Cfr. B. RAHIMI, Cyberdissident: The Internet in revolutionary Iran, cit.
[32] http://www.khatami.com.
[33] http://www.nategh.co.ir.
[34] Cfr. B. RAHIMI, Cyberdissident: The Internet in revolutionary Iran.
[35] "The Economist Intelligence Unit", Country Profile 2008, cfr. www.eiu.com.
[36] Cfr. Iran's web spying aided by western technology in "The Wall Street Journal", 23 giugno 2009.
[37] L'Iran ha circa ventitré milioni di utenti Internet; il centro unico di controllo delle comunicazioni online è denominato "Telecommunication Infrastructure co." e fa parte del monopolio governativo sulle telecomunicazioni.

torna su